Prefazione

Prefazione a   DIALOGO ININTERROTTO   di CLAUDIO MARIA ZATTERA     a cura di Grazia Brunelli

Dialogo ininterrotto

 

Il garofano bianco è incorniciato e trattenuto da Loretta sorridente. Claudio segue il suo vivo sguardo e la bacia in attesa del segnale pattuito: il dono di un garofano rosso e a Claudio finalmente si svelerà il tempo dell’eternità, il tempo del dialogo ininterrotto.

I protagonisti sono Loretta e Claudio. Loretta muore e Claudio non si rassegna. La amava in vita e la ama ancor più ora. La sua morte era temuta da tempo per la malattia, ma giunge inaspettata e Claudio è impreparato. Dietro la porta vede solo un tunnel buio e amaro perché sa di abbandono e di solitudine. Può decidere di rifiutare la sua stessa vita o cercare senza compromessi non solo un alibi dell’esistere, ma la strada per conservare con lei il dialogo ininterrotto.

Loretta vive nel libro e piano piano la scrittura fa emergere di lei il ritratto e allora i suoi dolci occhi di lago paragonati a grandi perle verdi, le lunghe ciglia che incorniciano gli occhi, il suo sorriso scintillante, il colore delle sue labbra, i suoi capelli biondi, il suo piccolo naso a punta, ma anche il suo carattere istintivo, sincero, vero e coraggioso diventano presenza anche per il lettore come il suo cappottino azzurro e dopo, il suo maglioncino nero a collo alto per coprire la sua esagerata magrezza. Così la sua iscrizione lapidaria non viene relegata al sepolcro del cimitero, luogo dei defunti; Claudio la pretende viva e la fa rivivere tutti i giorni attraverso il suo nome scritto con un pennarello sul sacchetto di pane che Claudio stesso tutti i giorni andrà a ritirare al panificio, come prima e per sempre. Grande è la simbologia del pane e Loretta la contiene tutta: è cibo delle origini semplice, puro, consacrato. Loretta è una donna gentile. Claudio consapevolmente ed esplicitamente si rivolge alla coscienza dei suoi lettori e i lettori sono presenti nel romanzo come destinatari eletti, come persone gentili. Si crea una corrispondenza diretta tra l’autore e il lettore per una condivisione del valore della vita intrecciato ai buoni e sani sentimenti della nobiltà d’animo nella comunione di un fragile destino che appartiene all’Uomo e non solo a Claudio.

Claudio Maria Zattera con Dialogo ininterrotto scrive una vicenda autobiografica, ma più la lettura si completa più l’amore narrato e tradito dalla morte acquista il valore universale di esperienza fondamentale di vita. Il libro non presenta solo il cammino faticoso di Claudio nella rielaborazione del lutto, ma fa rinascere una nuova concezione della vita per vivere e non solo sopravvivere.

È Loretta a svelarci il valore del libro Dialogo ininterrotto quando spiega, attraverso un vivo ricordo di Claudio, che un libro è bello solo se ha un lieto fine. Così è il libro della sua vita perché presenta un epilogo di scioglimento della difficile e sofferta esperienza di distacco. La speranza vivrà in ogni respiro della nuova vita di Claudio rigenerata appunto dal dialogo ininterrotto con Loretta. Ma il lettore chiuderà il libro come chi si allontana da uno scrigno prezioso, con nostalgia perché Claudio e Loretta saranno diventati due nuovi e importanti amici di vita.

Due sono le dinamiche fondamentali dell’intreccio: il viaggio nel passato arricchito con puntigliosa precisione di documenti, esperienze, luoghi, incontri, parole per ricostruire il tempo del ricordo e il viaggio tra realtà e sogno percorso in una notte senza tempo dove l’incubo sfiora la disperazione e l’annullamento, ma che saprà ridonare pace e serenità a un Claudio rinato in cui la fragilità dell’Uomo verrà accettata di fronte al mistero dell’incommensurabile tempo eterno.

Attorno a loro, con le sue semplici abitudini, vive con grande personalità tutto un mondo familiare e si sviluppa la scenografia amena dei luoghi della crescita e della formazione, Verona in particolare e la sua provincia.

Il viaggio nel passato agisce come una seduta psicoanalitica in cui i ricordi prendono vita e riaffiorano precisi e insospettati nel nuovo presente di solitudine del protagonista che guarda indietro per vedere il domani, per ricostruire senza rassegnazione la bussola di ogni aspetto della vita trascorsa, che lo sappia orientare nel labirinto della sua nuova vita di oggi, senza Loretta.

Ecco che Claudio scrive attraverso vive testimonianze, tra squarci di tradizioni contadine, di narrazione dei giochi di una volta –nascondino, s-cianco, la raccolta delle lucciole e dei maggiolini, la discesa all’Adige…- particolari della nascita di Loretta, del miracolo della sua guarigione da una grave malattia dell’infanzia e ogni fase della sua vita, compreso l’amore adolescenziale, i festini domenicali, il matrimonio, la relazione d’amore, le due maternità, i traslochi, il lavoro, la malattia.

Sullo sfondo vivono tratteggiate le vicende di grandi e piccoli eventi sociali, di cui l’Autore non rinuncia ad offrire la sua visione come sceglie sempre di confrontarsi con metodo filosofico sulle grandi domande dell’esistere per comprendere il senso della vita. Frequenta seminari per iniziare appunto dalle domande che conducono l’Uomo all’inizio della storia dove ogni istante di vita è un punto interrogativo. Legge, viaggia, cerca segnali per coniugare, attraverso la vicenda del suo amore, la Terra con il Cielo. La mente di Claudio razionalizza, il cuore cerca l’illusione e crede nella speranza di poter comunicare con la sua amata.

La seconda dinamica, il viaggio tra realtà e sogno percorso in una notte senza tempo, è un viaggio del dolore disperato che approderà però nella speranza, grazie al forse illusorio, o forse no, incontro con Loretta che porgerà al suo amato una carezza e il dono di quel garofano rosso, come promesso da sempre come segno di eternità. Il protagonista entra nella visione a tratti allucinante dell’Aldilà.

Il passaggio avviene attraverso un viaggio in treno immerso nel buio della notte come cella cieca sommersa dall’alitare della nebbia di fuori. Per il protagonista è come attraversare una seconda volta il tunnel della vita, ma il rito del nuovo parto lo avvicina ineluttabilmente all’angoscia della fine con un disperato tentativo di buttarsi dal treno in corsa.

Il viaggio nell’Aldilà è un topos frequente nell’immaginario letterario perché lì l’Autore può costruire e far vivere la sua narrazione senza condizionamenti contingenti di tempo di spazio di azione; così Zattera comprende che solo in questo modo la scrittura dell’incontro salvifico di Claudio con Loretta può accadere e apparire verosimile e, dunque, credibile.

Lo stile sa presentare l’affresco di situazioni in modo equilibrato e ben costruito: tra analessi e prolessi vivono magistralmente pause liriche e distrazioni che fanno emergere la suspense dell’intreccio, elemento preponderante. Il movimento della scrittura è sicuro.

Dialogo ininterrotto di Claudio Maria Zattera conduce l’Uomo alla speranza dell’eternità.

Grazia Brunelli