Versione stampabile

Download
Recensione
LUNA PIENA relazioni.pdf
Documento Adobe Acrobat 18.6 KB

Plenilunio

Una lacrima silenziosa scendeva sul suo dolce viso, mentre il tramonto lungo del lago attraversava la sua solitudine. I suoi morbidi capelli donavano al vento un arioso, sottile e fresco profumo. Diafano era l’abito nuziale sull’esile nobile profilo. Come nuvola bianca, il velo da sposa. 

Affacciata in alto nel cielo una rotonda, sferica, straordinaria luna piena.

Quella sera d’agosto, l’atmosfera appariva inconsueta o forse magnificamente magica e quella luce magica le penetrava nel profondo del cuore. Solcava libera l’acqua immensa e tra specchi di bagliore si allontanava piano piano dietro il crinale dell’orizzonte, fino a quei sipari azzurri dell’anima che leggevano possenti il segreto della vita.  

Alla sua venuta, un tappeto argento si sciolse srotolandosi fino a riva, come ombra luminosa del suo lungo manto mentre la bellezza selvatica della natura le dava respiro. Nel cielo aperto in volo, grandi stormi di uccelli si richiamavano per ritrovarsi la notte nel buio segreto del canneto. 

Era il rito di tutte le sere, ma quella sera di luna piena d’agosto sembrava apparecchiare qualcosa di speciale, uno spettacolo di eroi, lo svelamento del segreto del principio di tutte le cose. 

Ben lo capiva Selene, immobile sul pontile con la preziosa lunga veste di delicato pizzo, leggero e sottile, mossa dal soffio della brezza crepuscolare. Immobile sul pontile, con le sue candide braccia che cadevano inermi come su nuvola vaporosa bianca. Immobile, mentre i suoi grandi luminosi occhi neri scrutavano intorno e inseguivano i segnali. 

Intanto gli uccelli, col loro verso stridulo e assordante, sembravano intonare richiami senza sosta e le onde continuavano il loro lento movimento come culla d’acqua appoggiata su un dondolo del tempo che si consuma, come la vita che si ripete, nel giorno e nella notte, nella vita e nella morte, nel bene e nel male. Piano piano, avanti e indietro, in un’alternanza continua di addii e di amori mal celati, mentre gabbiani lontani gettavano echi lontani, segnali misteriosi sempre più assordanti e sullo sfondo viveva la dolce melodia di un numeroso cinguettìo, si alzava la sinfonia, come un appello del cuore, che si specchiava nella luce lunare dell’acqua e come sempre suonava le note di un ritornello di vita sempre uguale nella sua prodigiosa ritualità e nella sua rara bellezza che, nell’ascolto, rivelava l’incanto della danza della nascita.

In quella notte di luna piena Selene attendeva Endimione, sperava che la luna gli avrebbe illuminato il cammino proteggendolo dal suo sonno eterno. Sapeva Selene che non lo avrebbe rivisto, ma sapeva dal giorno di Pasqua che Endimione, anche se nascosto ai suoi occhi, era lì con lei perché condannato ogni notte a guardarla nella sua fiorente bellezza, ma a restare invisibile. 

Era un sonno eterno la condanna del sortilegio. Un demone invidioso del suo fascino, della sua felicità, del suo sorriso alla vita, un demone geloso dell’amore che Selene gli negava, mandò al suo promesso un sortilegio così infame da non poter essere descritto. Come ipnosi, lo fece vivere nella sonnolenza perché non potesse amarla. Lo fece vivere nella sonnolenza perché non desse alla luce con Selene il figlio dell’amore. Lo fece vivere nella sonnolenza perché non compisse il grande disegno di bene per l’umanità unita. Non contento, impietrì i cuori di tutti gli uomini, mise l’uomo contro l’uomo, creò il mercato del pane.

Selene gridava senza voce no alla strage della storia, no alla storia di vittime immolate, no alla storia di donne violate nei soli sogni della vita; il suo cuore era gonfio di dolore perché le verità non venivano narrate dallo scempio degli interessi e sapeva leggere sulla fronte silenziosa, ma alta e fiera di chi comprendeva l’urgenza del fiorire nella vita dei grandi ideali, dell’operato di ognuno per il bene comune; intendeva nei giovani cuori i sogni scritti nelle pagine di diari; contemplava e ben capiva le scritte marchiate nei muri di cemento mai narrate dal potere; sperava che le parole fiorissero in nuovi colori, nei colori dell’umanità vera, quella che muoverà il suo cammino nella pace e nella solidarietà.