QUARANTAQUATTRO. SEGNO PREMONITORE

 

Nell’ultimo giorno d’estate

velati filari respirano nell’argento di rotondi ondulati ulivi lungo le digradanti colline e i maestosi castagni

                        vivono nei girotondi di danza di favola e mito girotondi carichi di ricci spinosi già schiusi per il cibo d’inverno prima del bosco color prato dal sapore di muschio

nel profumo dei funghi raccolti nel cesto di vimini

piegato da mani nodose schiette di vita.

Grappoli d’uva già grevi sul tronco legnoso,

non planano ancora gli uccelli sugli aranciati cachi

e rosse melagrane maturano i semi

                         nel prodigio della vita

le zucche si arrampicano vigorose sui tralci

dolci fichi mele pere tripudiano la campagna

prima del tempo del bianco acre ciliegio

là nella valle degli albicocchi in fiore,

                          il blu è eternità.

 

Il varco è scolpito da millenni per il rito d’amore

grotta nascosta sotto i verdi sipari d’edera

che danzano al suono delle sonore note d’organo

però sempre più gravi di funesto presagio.

Più gravi.

Nell’aperto portico improvviso il nevischio circola vorticoso.

La bufera soffia tra gli archi incubi nefasti.

Una mano conosciuta si copre di cenere,

la mano trema e stringe un bianco fazzoletto di addio.

La coltre di rose avvizzisce.

L’Apocalisse frana sulla Terra un deserto.

Nella sabbia a perdita d’occhio bare allineate senza nome.

E i fuochi hanno già bruciato i manoscritti.


Grazia Brunelli L'amore profuma di libertà, Bonaccorso editore