DODICI. FUORI NEVICA, MAMMA

Qui sotto solo un lume è acceso sotto un drappo nero.

 

Non c’è sole e luna. Tacciono le stelle.

                                                     Qui fa freddo.

Nel respiro affannoso tremano i ricordi di te, mamma

mentre la tua tiepida mano stanca, stesa inerme sulla mia,

diviene tepore del ventre della nascita.

 E mi cerchi.

                        E mi cerchi sotto il freddo mantello.

Lo so, sono gli ultimi respiri e tu non sai se tornerò da te.

Ma caldi vagiti sussultano sul fremito freddo della mia figura.

Sono gli ultimi respiri e non so rinunciare a te. A te.

Non lasciare la mia mano. Non so camminare. Ascolta.

Si alza l’aria di una canzone che scintilla di luce

                                                      nelle acque benedette.

Alla gora le tue mani lavano i panni dell’innocenza. Vigila.

Ombre nere si stagliano nella stanza della pace.

Ricordo la tua ultima parola dedicata a me.

Sapeva di rugiada vergine dei campi di primavera.

Fragranze di emozioni profumate di resina.

Più lento. Più profondo il tuo respiro.

Dimmi… perché ora tace?...

Dimmi, non c’è tempo, chiedi di vivere o di morire?

Lo so, vuoi che torni nei giardini di pace.

Dimmi… Tace il respiro. Tace. Il respiro tace.

Non andare.

No.

Aspettami.

Tornerò.

Aspettami. Rivivrò con te.

Ti chiedo la grazia.

Il perdono della misericordia sarà seme per noi.

 

Lontano la musica celeste inonda il canneto.

Lasciami il tuo profumo.

Dentro fa freddo.

Soffiano bianche parole di addio su di me

 

che cancellano le orme del tempo.

                                         

Fuori nevica.

 

Stendi una coltre sulla mia anima deserta. Così.

 

Aspettami. È la preghiera. Tornerò da te.

 

Rifioreranno i giardini di marzo.

  


Grazia Brunelli L'amore profuma di libertà, Bonaccorso editore